Riforma Diffamazione Facebook

Il 17 ottobre 2013 la Camera dei deputati ha approvato il Disegno di Legge C.925 (trasmesso al senato come DDL S.1119) in materia di diffamazione, con particolare riferimento alla stampa e ai mezzi di diffusione

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telematica.

Abbiamo già trattato il tema della diffamazione su Facebook in occasione della sentenza del Tribunale di Livorno che ha condannato una donna rea di aver insultato l’ex datore di lavoro tramite il profilo del noto social network. In tale circostanza molti mass media diedero rilevanza alla notizia sottolineando che la diffamazione mediante Facebook fosse stata equiparata dal Giudice alla diffamazione a mezzo stampa.

Ora la riforma in corso di esame modifica in modo significativo proprio la vecchia normativa sulla stampa (legge 8 febbraio 1948, n. 47) e l‘art. 595 c.p. (diffamazione); in attesa dell’appprovazione definitiva e limitandoci in questa sede alla sola norma del codice penale, proviamo a sintetizzare l’attuale quadro normativo e verificare quale cambiamenti interverranno.

Preliminarmente si ricorda che il reato di diffamazione viene commesso da chi, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione; la pena attualmente prevista dal comma 1 dell’art. 595 c.p. è la reclusione fino a un anno o la multa fino a euro 1.032.
Se, però, l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato (per es. dichiaro che Tizio ha rubato la bicicletta di Caio), allora si applica l’aggravante prevista dal comma 2, con pena della reclusione fino a due anni ovvero della multa fino a euro 2.065.
Vi è, infine, l’ipotesi prevista dal comma 3: qualora l’offesa sia recata con il mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.

Posto che un sito web, un blog, un forum, un social network (e quindi anche Facebook) sono considerati “mezzi di pubblicità“, in quanto consentono la diffusione di testi, immagini e video a una moltitudine di soggetti (potenzialmente erga omnes, poi si dovrà distinguere se il forum è chiuso, se il messaggio era visibile a tutti e così via), conseguentemente la diffamazione su internet rientra nella previsione del comma 3 per volontà del legislatore.

Se un messaggio offensivo postato su Facebook viene rimosso dall’autore prima che sia giunto a conoscenza di almeno due persone, allora il reato di diffamazione non sussiste (ma potrebbe essere contestato il tentativo di diffamazione, in quanto si realizza una condotta idonea, diretta in modo non equivoco a commettere il reato stesso).
Nel caso in cui il messaggio venisse cancellato dopo che è stato letto da almeno due persone, allora il reato comunque si è consumato, ma l’autore potrà invocare la circostanza attentuante prevista dall’art. 62 comma 1 n. 6).
Peraltro si rileva che la rimozione del messaggio offensivo da Facebook produce un’altra conseguenza importante: fa venir meno la permanenza del reato di diffamazione con conseguente decorrenza dei termini di prescrizione.

L’attuale Disegno di Legge S.1119 elimina completamente la pena detentiva (la reclusione) dall’art. 595 c.p. e prevede un significativo aggravio delle pene pecuniarie nei seguenti termini:
- la diffamazione “semplice” (di cui al comma 1) verrà punita con la multa da euro 3.000 a euro 10.000;
- nel caso di diffamazione aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato (comma 2), la pena sarà della multa fino a euro 15.000;
- se l’offesa è arrecata con qualsiasi mezzo di pubblicità ovvero in via telematica (comma 3), la multa verrà aumentata della metà (quindi la multa potrà arrivare a un massimo di € 22.500).

Si riepiloga il trattamento sanzionatorio nella seguente tabella.

Art. 595 c.p.FattispeciePena (oggi)Pena (dopo riforma)
Comma 1Diffamazione “sempliceReclusione fino a un anno o la multa fino a euro 1.032Multa da euro 3.000 a euro 10.000
Comma 2Attribuzione di un fatto determinatoReclusione fino a due anni ovvero multa fino a euro 2.065Multa fino a euro 15.000
Comma 3Su internet (sito web, blog, Facebook, etc.)Reclusione da sei mesi a tre anni o multa non inferiore a euro 516Pena aumentata della metà

In attesa che il Disegno di Legge completi l’iter parlamentare e che anche il Senato si esprima, sarà opportuno iniziare a misurare le parole sul web, anche in considerazione del fatto che (oltre alla sanzione penale) sull’autore del messaggio grava anche la responsabilità civile, vale a dire l’obbligo di di risarcire il danno cagionato alla persona offesa (nel suddetto caso il Tribunale di Livorno condanno la donna a pagare all’ex datore un risarcimento pari a € 3.000).