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A quali conseguenze va incontro l’imprenditore che viola l’obbligo di iscrizione dell’indirizzo PEC nel registro delle imprese? Alla domanda ha dato una risposta definitiva il Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 29 agosto 2013 sulla scorta del parere del

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Consiglio di Stato, sollecitato dal Ministero stesso e rilasciato nel corso dell’adunanza del 20.02.2013.

In particolare la problematica si fondava sulle difficoltà interpretative – con particolare riferimento proprio alla fase sanzionatoria – dell’art. 16, commi 6 e 6bis, del D.L. n. 185/2008, in tema di “misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale” che di seguito vengono riportati:

ART. 16 (…)
6. Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto tutte le imprese, già costituite in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore, comunicano al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata. L’iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese e le sue successive eventuali variazioni sono esenti dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria.
6-bis. L’ufficio del registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa costituita in forma societaria che non ha iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’articolo 2630 del codice civile, sospende la domanda per tre mesi, in attesa che essa sia integrata con l’indirizzo di posta elettronica certificata.
(comma introdotto dall’articolo 37, comma 1, Legge n. 35/2012).
Nel fornire l’interpretazione più aderente al dato letterale il Consiglio di Stato ha segnalato che “trascorsi inutilmente i tre mesi di sospensione di cui al comma 6bis dell’art. 16, d.l. n. 185/2008, l’ufficio competente, allorchè la società non abbia atteso alla comunicazione, ancorchè postuma, dell’indirizzo PEC – non può che respingere la domanda di iscrizione al registro delle imprese”.

Peraltro analoga e parallela disciplina è quella prevista dall’art. 5, comma 2, del D.L. n. 179/2012 (il Decreto Crescitalia 2.0) in materia di adempimenti a carico delle imprese individuali secondo cui “l’ufficio del registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa individuale che non ha iscritto il proprio indirizzo PEC, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 2630 c.c., sospende la domanda fino all’integrazione della domanda con l’indirizzo PEC e comunque per quarantacinque giorni; decorso tale periodo, la domanda si intende non presentata”. Ragioni di sistematicità e di coerenza di sistema hanno, pertanto, portato il Consiglio di Stato a interpretare in modo unitario le procedure legate alle violazioni previste dalle citate leggi e legate alle attività d’impresa esercitata in forma societaria piuttosto che individuale.

Il Ministero, una volta indicata ai Conservatori dell’ufficio del registro l’interpretazione da seguire per il futuro, ha fornito ulteriori chiarimenti che, nella visione di insieme, non paiono di poco momento:
- tanto l’art. 16, comma 6 e 6bis, d.l. 186/2008, quanto l’art. 5, comma 2, d.l. 179/2012 fanno riferimento alla “domanda di iscrizione” in generale, senza prevedere eccezioni o specificazioni circa particolari tipologie di “iscrizione”. Ciò comporta che qualunque si il tipo di atto o fatto di cui viene richiesta l’iscrizione questa dovrà essere sospesa per il termine di legge (3 mesi o 45 giorni se si inadempiente è una società o un’impresa individuale) fino alla comunicazione dell’indirizzo PEC, termine oltre il quale la domanda dovrà essere respinta, considerandola come non presentata;
- la procedura esposta, specie nell’ipotesi di rigetto della domanda, porta a evidenziare due inadempimenti:
1) la mancata indicazione dell’indirizzo PEC;
2) il mancato adempimento pubblicitario “principale” punito con le sanzioni di cui agli artt. 2630 e 2194 c.c.

Pur trattandosi di domanda da considerarsi come “non presentata” l’Ufficio del Registro è, infatti, “venuto a conoscenza dell’esistenza di un atto o fatto relativo all’impresa per cui non sono stati rispettati i termini di legge ai fini degli adempimenti pubblicitari”. Per tale ragione l’ufficio dovrà, pertanto, procedere a dare corso – un tanto per garantire l’interesse pubblico alla conoscenza degli atti e dei fatti relativi all’impresa – alla procedura di iscrizione d’ufficio dei predetti atti o fatti che prevede l’inoltro al legale rappresentante o al titolare dell’impresa dell’invito a presentare entro congruo termine (non superiore a 20 giorni) istanza di iscrizione dell’atto o fatto completa dell’indirizzo PEC. In caso di inottemperanza l’ufficio dovrà presentare il fascicolo dell’inadempimento “principale” al Giudice delegato per consentire le valutazioni del caso.

È il caso di dire: occhio alla PEC!