PCT

Come noto con la legge di Stabilità 2013 è stato stabilito che a decorrere dal 30 giugno 2014 il deposito di atti processuali e di documenti debba essere effettuato in via esclusiva attraverso il canale telematico. In particolare la normativa

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di settore precisa che tale forma di deposito debba effettuarsi per i soli atti endoprocessuali, ovvero quelli successivi alla costituzione in giudizio della parte:

a) nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale da parte dei difensori delle parti e da parte dei soggetti nominati o delegati dall’autorità giudiziaria;
b) nei processi esecutivi di cui al libro III del codice di procedura successivamente al deposito dell’atto con cui inizia l’esecuzione;
c) nelle procedure concorsuali esclusivamente con riguardo al deposito degli atti e dei documenti da parte del curatore, del commissario giudiziale, del liquidatore, del commissario liquidatore e del commissario straordinario.

L’unica deroga prevista riguarda i procedimenti davanti al tribunale di cui al libro IV, titolo I, capo I del codice di procedura civile (ovvero i procedimenti d’ingiunzione, escluso il giudizio di opposizione) per i quali l’unico canale comunicativo con la cancelleria è quello telematico (sia per la costituzione, sia per il deposito del ricorso e dei documenti).

A pochi giorni dall’avvio del PCT a livello nazionale si segnalano già alcune pronunce di merito – di cui si offre una breve rassegna – che demarcano la linea spartiacque e la svolta telematica della giustizia italiana.

A) Fine del deposito degli atti e dei documenti in formato cartaceo.
Con provvedimento di data 01 luglio 2014 il Tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato inammissibile il ricorso per decreto ingiuntivo depositato dal creditore rilevando che “a decorrere dal 30 giugno 2014, per il procedimento davanti al tribunale di cui al libro IV, titolo I, capo I del codice di procedura civile, escluso il giudizio di opposizione, il deposito dei provvedimenti, degli atti di parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici” (art. 16-bis d.l. 18.10.2012, n. 179).

Nel caso di specie, invero, il ricorso e la relativa documentazione erano stati depositati in formato cartaceo presso la cancelleria, ovvero con una modalità difforme dalla succitata prescrizione normativa; da qui il provvedimento di inammissibilità.

B) Deposito telematico dei soli atti endoprocessuali.
A seguito del deposito telematico di un ricorso ex art.702 bis c.p.c. avvenuto in data 08.07.2014 il Tribunale di Torino, dopo aver rammentato che dal 30.06.2014 il deposito degli atti processuali con modalità telematiche riguarda solo le parti precedentemente costituite e che “il Decreto Dirigenziale del Ministero della Giustizia in data 30.04.2013 riguardante il Tribunale di Torino prevede l’attivazione del processo civile telematico (trasmissione dei documenti informatici) solo relativamente agli atti del giudizio che presuppongono la già avvenuta costituzione delle parti, con esclusione degli atti introduttivi del giudizio civile”, ha dichiarato l‘inammissibilità del ricorso in quanto non vi è alcuna norma dell’ordinamento processuale che consente il deposito in forma telematica dell’atto introduttivo del giudizio.

Peraltro, sul punto, la decisione assunta dal tribunale di merito si pone in linea con una precedente pronuncia del Tribunale di Foggia di data 10.04.2014.

C) Forma dell’atto depositato: no alla scansione, si alla trasformazione.
Dell’argomento si occupa il Tribunale di Roma che con un’interessante pronuncia – in particolare per le ampie motivazioni addotte – dichiara “inammissibile il ricorso per decreto ingiuntivo quando l’atto appare come una scansione di documento cartaceo e non la trasformazione in .pdf”.

Il provvedimento applica le generali regole tecniche emanate con decreto del Ministero della Giustizia il 21.02.2011 che stabiliscono “standard ai quali tutti gli operatori del processo devono adeguarsi nella redazione degli atti di propria competenza”, nonchè il successivo provvedimento del 18.07.2011 (emanato in attuazione dell’art. 34 delle citate regole tecniche) al cui art. 12 viene stabilito il requisito di “formato” dell’atto del processo individuato nel “PDF”.

Il tribunale capitolino, infine, rileva che la carenza di forma non può essere sanata per due ragioni:
1) il principio della libertà delle forme stabilito all’art. 121 c.p.c. trova un preciso limite ove siano previste “forme determinate” richieste dalla legge. Nel PCT, precisa il tribunale, “i regolamenti, di natura delegata, che pongono le regole tecniche indispensabili per assicurare la funzionalità del processo civile telematico costituiscono integrazione della normativa di livello primario” e l’inosservanza di tali fonti secondarie mina da un lato la praticabilità e la ragionevole durata del processo, dall’altro lo stesso svolgimento di un processo in forma telematica;
2) “perché lo scopo non è raggiunto, in quanto questo è quello di inserirsi efficacemente in una sequenza intrinsecamente assoggettata alle regole tecniche che impongono l’adozione di particolari formati in luogo di altri”.

Indubbiamente viviamo una fase di transizione da un sistema processuale di tipo “analogico” a uno “digitale” con una conseguente e necessaria fase di assestamento, ma pare oramai che la forma diventi sempre più “sostanza”.