Processo Telematico

Lo scorso 30 aprile sono state pubblicate le nuove specifiche tecniche del Processo Telematico, previste dall’art. 34 del D.M. n. 44/2011, che dalla data di entrata in vigore (15.05.2014) sostituiranno quelle emanate il 18 luglio 2011. Si

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tratta di un passaggio fondamentale per eliminare gli ultimi problemi “operativi” che ancora oggi esistono per quanto attiene alla notifica in proprio dell’avvocato a mezzo PEC.

Il provvedimento contiene molte novità; di seguito esamineremo quelle, a nostro avviso, più importanti che sono principalmente contenute nell’articolo 19-bis.

Questo articolo stabilisce che qualora l’atto da notificare sia un documento originale informatico, esso deve essere in formato .pdf e ottenuto da una trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti. Non è, dunque, ammessa la scansione di immagini. Per esemplificare, si tratta del caso in cui l’avvocato debba notificare un atto di citazione che viene redatto con un normale programma di videoscrittura: in questo caso il documento non viene mai stampato ma, dopo essere stato ultimato, deve essere salvato in formato .pdf, senza mai essere stampato su supporto cartaceo. Il documento informatico così ottenuto sarà allegato al messaggio di posta elettronica certificata.

Ma come si deve comportare l’avvocato in tutti gli altri casi? Si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui si debba procedere a notificare un decreto ingiuntivo “cartaceo”. Il secondo comma dell’articolo 19-bis stabilisce che nei casi diversi dal comma 1, i documenti informatici o copie informatiche, anche per immagine, di documenti analogici, allegati al messaggio di posta elettronica certificata, privi di elementi attivi (tra cui macro e campi variabili) sono consentiti solamente in formato .pdf. Viene, quindi, esplicitato il divieto di allegare alla PEC file scansionati in formati differenti.

In entrambi i casi il documento informatico da notificarsi potrà essere sottoscritto non solo con la firma CAdES-BES (ad es. atto.pdf.p7m) ma anche con quella di tipo PAdES-BES (PDF Advanced Electronic Signature). In ogni caso il certificato di firma deve essere inserito nella busta crittografica, mentre è fatto divieto di inserire nella busta crittografica le informazioni di revoca riguar­danti il certificato del firmatario. L’articolo specifica, poi, che la modalità di apposizione della firma di­gitale deve essere del tipo “firme multiple indipen­denti” o parallele, che prevede che uno o più soggetti firmino, ognuno con la propria chiave privata, lo stesso documento (o contenuto della busta). L’ordine di apposizione delle firme dei firmatari, invece, non è significativo e un’alterazione dell’ordinamento delle firme non pregiudica la validità della busta crittografica; nel caso del formato CAdES il file generato si dovrà presentare con un’unica estensione .p7m.

Si precisa che la trasmissione  in via telematica all’ufficio giudiziario delle ricevute previste dall’articolo 3-bis, della legge 21 gennaio 1994, n. 53, nonché della copia dell’atto notificato ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della medesima legge, deve essere effettuata inserendo l’atto notificato all’interno della busta telematica  e, come allegati, la ricevuta di accettazione e la ricevuta di avvenuta consegna (che dovrà essere quella completa, così come disposto dall’art. 18 del DM 44/11) relativa ad ogni destinatario della notificazione.

Per quanto attiene, infine, ai formati dei documenti informatici che possono essere allegati alla busta telematica,  è ora possibile inserire file con estensione .eml e .msg. Si tratta di una novità molto importante, che consentirà di inserire nella busta telematica le ricevute di accettazione e quelle di avvenuta consegna necessarie per poter fornire la prova dell’esito della notifica.