Texas Hold'em

Per la Cassazione (sentenza n. 32835:2013) il poker nella variante “Texas Hold’em” non è gioco d’azzardo, bensì di abilità, pertanto l’organizzazione di tornei non costituisce reato. A condizione, però, che i soldi costituenti “la posta” siano pochi

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sia per chi perde sia per chi vince, così da 
rappresentare “un’occasione di svago che può avere un’utilità sociale”.

Si estende, in definitiva, l’ambito di liceità del poker che ora ricomprende non solo il cd. gioco a distanza, ma pure le sfide dal vivo purchè vi sia:

- un’esigua quota di iscrizione (nel caso concreto si trattava di un buy-in di € 50,00=);

- una posta che non può lievitare grazie ai rilanci nel corso della sfida;

- un valore nominale assegnato alle fiche;

- l’impossibilità di rientrare in corsa acquistando altri gettoni (cd. re-buy), ovvero di svolgere più tornei o partite nello stesso tempo.

Queste cautele, secondo la Cassazione, distinguono il Texas Hold’em dal tradizionale gioco del poker, in cui il fattore alea prevale sulle altre componenti del gioco, favorendo all’opposto l’emergere di qualità come: l’abilità del partecipante, l’esperienza, l’attitudine alla concentrazione, il ricorso a specifiche strategie, la capacità di valutazione dell’avversario e anche la resistenza fisica.
Nel torneo in cui si esaltano tali requisiti, spiega la Cassazione, “le finalità del gioco si rivelano diverse dal mero lucro, perdendo rilievo il valore della posta rispetto all’impegno richiesto così come assume preponderanza l’aspetto prettamente ludico del gioco”.
Nè l’assenza di una concessione in favore dell’organizzatore della competizione determina l’illiceità della sua condotta – come stabilito dal d.l. 223/2006 (pacchetto Bersani) – in quanto “non c’è ragione di ritenere che ciò che è stabilito per i giochi a distanza non possa valere per quelli tra giocatori presenti”. 
Se poi la stessa agenzia delle Dogane e dei Monopoli (comunicato stampa del 19 dicembre 2012) non individua differenze tra gioco online e live, limitandosi a manifestare preoccupazione per le conseguenze delle sfide faccia a faccia connesse al riciclaggio, l’esiguità dei premi finali e il contenimento delle perdite alla quota di iscrizione escludono in radice, ad avviso della Suprema Corte, pure 
tale pericolo.

Non sfuggirà , tuttavia, che per quanto riguarda il tetto massimo del buy-in la Cassazione non fornisce indicazioni precise sul suo importo, anche se il riferimento fatto al poker online e il parallelo con quello live potrebbe portare a estendere al secondo anche i medesimi limiti per le quote d’iscrizione (buy-in massimo € 250,00).
Il dato certo è certo è che con questa sentenza (che fa seguito alle sentenze n. 43679/2011 e n. 28412/2012) può oramai dirsi consolidato l’orientamento giurisprudenziale in forza del quale il Texas Hold’em è da ritenersi attività lecita in tutti i casi. Numerose, tuttavia, restano ancora le implicazioni di natura fiscale e di diritto amministrativo da non sottovalutare, ma che devono essere oggetto di attento esame in altra sede.